Romanzo, 2023.
ABSTRACT
«La ricchezza è schiavitù» è il messaggio che si legge sui muri del Distretto di Mezzo, a conferma di un disagio che si contrappone al manifesto pieno di orgoglio che riempie le strade della Zona Popolare: «La verità è povera». Che cosa succederebbe se i ricchi decidessero di scambiarsi di ruolo con i poveri per avvalersi della fortuna che questi ultimi non si rendono conto di possedere?
SINOSSI
La Città del futuro è divisa da una linea immaginaria chiamata Soglia (di Povertà), o Limite (di Reddito). Da una parte sopravvivono i poveri, impegnati nella Risalita Sociale, dall’altra vivono i ricchi, che si spendono nella prodigiosa Corsa al Distacco. Il Passaggio da un lato all’altro di tale confine, da raggiungere attraverso l’accumulo o la perdita di Crediti, determina l’appartenenza a una nuova Posizione Sociale, con annessi i benefit o i deficit che ne conseguono a seconda che il cambiamento avvenga con la promozione verso la ricchezza o con la retrocessione verso la povertà.
Malcon è povero ma, a differenza degli altri abitanti della Zona Popolare, non fa nulla per guadagnarsi il Passaggio, perché si sente più a suo agio così. È un fallito, perché rappresenta il tentativo “fallito” della Società di renderlo schiavo del suo rodato ingranaggio. Molto presto, però, la sua Posizione Sociale diventerà ambita, ispirando un capovolgimento che cambierà ogni cosa.
Guenda opera dai Quartieri Alti per organizzare la vita della Comunità. È inoltre lo Sponsor di Malcon al Gruppo delle Buone Azioni, un Programma che permette di ottenere Crediti Extra per il Passaggio. I due non si sono mai visti e la loro conoscenza sarà casuale.
Enric è un compagno di Malcon dai tempi dell’Istruzione Obbligatoria. Un loro incontro è il pretesto per festeggiare l’imminente Passaggio di Enric oltre la Soglia. Se per Malcon sarebbe una tragedia, per il suo vecchio amico è un sogno destinato a realizzarsi a breve.
Robin e Soledad sono due giovani attiviste alle prese con il disperato tentativo della Rivoluzione, portato avanti dalle parti opposte del Limite. Si amano, anche se appartengono a zone diverse della Città: Robin, figlia di Guenda, abita con la madre nell’area delle Residenze di Lusso, mentre Soledad vive ai margini meno decorosi della Zona Popolare.
Nell’arco di una giornata, le vicende dei personaggi convergono in un punto preciso. Risolvere la Questione 96 diventerà per Guenda la priorità assoluta. Il Ribaltamento Sociale dei ruoli tra ricchi e poveri sarà l’unica soluzione in grado di determinare il Nuovo Senso della Città del Domani?
ESTRATTO N.1
Il posto era l’ultimo baluardo dell’innovazione che riguardava il commercio applicato alla Psicologia del Servizio, che da una trentina d’anni era diventata l’unica avanguardia del mercato in quanto a Idee di Business. Era stato ideato da due quarantenni che, prima di quell’impresa, non avevano avuto rilevanza in nessun settore del mercato: lui era un semi-filosofo, lei una pseudo-giornalista. Avevano avuto il coraggio di realizzare un progetto pilota nel cuore del Distretto di Mezzo, con tutte le difficoltà e le comprensibili incognite che un’idea di quel genere avrebbe generato. La loro illuminazione era stata tanto semplice quanto assurda, ovvia e incredibilmente vincente: aprire un Negozio di Complimenti.
Ti sentivi stressato, depresso, insicuro… Perché no? Perché non andare in un Negozio di Complimenti a ricaricare l’autostima prima di un’importante riunione di lavoro o prima di un appuntamento con una donna, o con un uomo… pagavi l’ingresso e sceglievi quali luoghi e quali esperienze vivere e quanto essere gratificato dalle comparse che si aggiravano negli ambienti, o dallo staff dedicato al servizio nelle diverse aree a disposizione. Non c’era una vera e propria attività da portare a termine se non quella di aumentare il livello del proprio benessere psicologico lasciandosi inondare dai complimenti, il prodotto intangibile del modello di business. Comparse e personale di servizio altamente qualificati lavoravano per rendere possibili i differenti livelli di qualità a catalogo, adattandosi alle percezioni dei clienti e creando complimenti dalle sfumature adeguate per ogni profilo psicologico. Un complimento schietto poteva esserlo soltanto per chi considerava un complimento di quel genere un vero complimento, così come un complimento più sottile mirava a fare presa su un animo più sofisticato. In caso contrario si sarebbe creata una situazione poco professionale e non- produttiva a livello commerciale, generando insoddisfazione da parte del cliente. Le sfumature erano la parte più delicata, ma erano anche ciò che riusciva a garantire un’adesione ricca di coinvolgimento da parte dei visitatori.
Il negozio-pilota fu subito un successo. Le persone capirono al volo e accettarono il compromesso: ciò che acquistavano là dentro non era la verità, ma questo non importava a nessuno se paragonato al beneficio che ne traevano. All’interno del negozio potevano bere e mangiare nei punti di ristoro, conversare nelle aree lounge, giocare nelle stanze passatempo, eccetera. Era tutto pensato per essere leggero e per creare un pretesto che generasse l’occasione di mettere a segno un complimento mirato a chi aveva pagato per riceverlo. Chi non aveva pagato l’ingresso e i servizi, invece, era classificato come “accompagnatore” e veniva di conseguenza ignorato. Un esempio? Lui, Malcon.
Passarono pochi mesi e i negozi spuntarono in tutto il Centro come funghi dopo la pioggia. La Psicologia divenne la competenza in grassetto nei curriculum degli attori, i quali sarebbero stati meticolosamente formati e istruiti riguardo le raffinatissime tecniche da utilizzare, prima di essere inseriti nel team di qualche nuova apertura o come sostituti all’interno di uno staff esistente. Fu una vera e propria rivoluzione e dopo pochissimo tempo arrivò la concorrenza, che tentò in tutti i modi di fare meglio con proposte più ampie e servizi più mirati, senza però riuscire a raggiungere un livello capace di superare la scintilla dell’originale. Provarono con nomi più accattivanti, con attività più seducenti e con personale più scelto, ma c’era qualcosa di magico che nessuno riusciva a emulare, un ingrediente segreto, un trucco nascosto. Mai come in quel caso il Prodotto si dimostrò in grado di fare la differenza e mai come in quel caso le Persone si dimostrarono determinanti per il successo di un’idea. Fu un caso- studio al quale non si poté più smettere di riferirsi e Malcon ci era finito dentro da ospite, come una falena bloccata nella tela di un ragno in una sera d’estate.
ESTRATTO N.2
Trovarsi al cospetto della Grande Vetrata provocava un battito divino. La forma del mare, da sempre intesa come un’immensa e sottile superficie, si svelava per quello che era, manifestando tutto il suo spessore. Una volta a ridosso del Vetro di Fatìma, era più che naturale toccarlo per verificarne la tenuta e la stabilità. Si vedevano migliaia di ditate arrivare fino ad altezza-uomo e c’erano perfino delle tracce di minuscoli polpastrelli a qualche centimetro da terra, che testimoniavano il tocco giocoso della curiosità dei bambini. L’incanto di fronte a quel muro d’acqua abilitava la gente a esprimere tutta l’ammirazione che era in grado di provare.
Guenda si era fermata proprio davanti alla Vetrata al termine del Molo Uno, quella più “palpeggiata”. Mentre osservava il colossale muoversi delle acque al di là del vetro, si accorse del silenzio che regnava davanti alla parete. Sentiva il rumore dell’acqua andare e venire sotto la banchina, ma al di sopra e fino al culmine della barriera i suoni avevano interrotto il loro manifestarsi. Ci si aspettava che il movimento di tutta quella massa d’acqua dovesse produrre rumore, ma non si percepiva nulla. Il Grande Vetro proiettava un filmato senza audio e la scena di muto non faceva che ingigantire il miracolo della soluzione impiegata per risparmiare milioni di vite. Guenda si ricordò di essere fortunata: era asciutta e si trovava al sicuro dalla parte meno selvaggia della natura, che conosceva a memoria la procedura per diventare ostile. In effetti, l’umanità presente sul pianeta aveva dimostrato di essere il virus che stava causando la sua dipartita attraverso comportamenti sconsiderati. Fortunatamente, però, si era verificato un cambio di rotta strategico nel pensiero e nelle azioni da parte di questi esseri pericolosi. Da folli a saggi, dall’oggi al domani e senza rimpianto. Un evento senza precedenti aveva dato il via a tutto, compresa la Barriera: Arold Fatìma e il suo materiale rivoluzionario si erano resi i protagonisti indiscussi della Rinascita del Buon Senso e Guenda, in quel momento, era loro più grata che mai.
Una sirena attirò la sua attenzione, insieme alla curiosità dei pochi individui che stavano portando a termine le attività di manutenzione qualche decina di metri più avanti. La distrazione aveva riportato tutti alla realtà e in un istante il Porto Scoperto ritornò a riconoscersi nei suoni e nelle immagini che lo caratterizzavano. Guenda scelse di spostarsi verso Sud, lungo la banchina che costeggiava la Grande Vetrata, per raggiungere il Memoriale. Sarebbe stata una passeggiata di circa venti minuti di fianco a quel muro d’acqua blu, che secondo dopo secondo si sarebbe fatto più scuro per via dell’imminente sopraggiungere del tramonto. Di lì a poco si sarebbero accese le luci che segnavano il percorso in sicurezza e che delimitavano il bordo della banchina. E si sarebbero accese anche quelle sommerse nella profondità del mare al di là del vetro, complici dello strabiliante effetto scenico che chiunque trovava sensazionale. Guenda camminava strisciando le dita della mano destra sul vetro, come una bambina che procede spensierata pensando alla sua favola preferita. Sentiva il freddo e umido contatto ripetersi per metri e non riusciva ad avvertire nessuna paura, né alcun pericolo. Ogni tanto incontrava una scritta ad altezza occhio: era una vetrofania che si ripeteva a intervalli regolari, appiccicata alla gigantesca parete trasparente. Non era troppo grande, perché non superava la quindicina di centimetri in larghezza. La scritta era bianca e ribadiva il nome del materiale di cui era fatta la Barriera: Vetro FiDia.
ESTRATTO N.3
– Eccomi… – sussurrò Malcon alla figura incantata di Guenda, ancora assorta nelle sue deduzioni. Lei si destò e riaccese il suo entusiasmo. Sentì quella scintilla come si sente un ago quando perfora la pelle ed entra nella vena per portarsi via un po’ di sangue. Gli aveva consegnato una piccola parte di sé, aspettandolo senza mostrare fastidio.
– Ti chiedo scusa per l’attesa. È stato imperdonabile. – incalzò Malcon – Mi rendo conto che potrebbe esserti sembrato insolente, o peggio una mancanza di rispetto, soprattutto per la tua priorità nei confronti del mio servizio. Ma quando mi trovo davanti a persone “speciali”, preferisco prendermi il tempo adeguato per potermici dedicare senza distrazioni. Devo correre il rischio di farle slittare in coda. Meglio smaltire il dovere degli ordini meno importanti prima di potermi occupare del piacere con l’attenzione che merita.
Guenda rimase come in ginocchio d’innanzi al caldo incipit di quel cavaliere senza cavallo. Non voleva pensare che fosse una delle tante tattiche utilizzate dai baristi per giustificare dinamiche poco chiare nei confronti dei clienti. Voleva credere che quel discorso l’avesse pronunciato per lei. Rimase sorpresa da quei pensieri così ingenui e disillusi, ma era come se fosse di colpo ritornata adolescente e dovesse trovare un modo per rinunciare follemente ai suoi princìpi. Così si accomodò sullo schienale del suo sgabello e con un gesto quasi intimidatorio si buttò i lunghi capelli dietro le spalle, lasciando al suo collo affusolato il compito di esercitare il potere attraente della sua frenetica passione. Non era un gesto generico, piuttosto un movimento rivolto alle incertezze di Malcon, con una delicatezza degna delle promesse più emancipate. Era un invito speciale, sussurrato con voce bollente, un rigagnolo di piacere che scompariva nei luoghi più nascosti della sua camicetta squisitamente semi-aperta. Bottone dopo bottone, quel desiderio sarebbe arrivato a stuzzicare il punto più sensibile delle fantasie che aveva su di lui.
– Ho voglia di bere. – sussurrò Guenda a se stessa, rivolgendo il suo profilo migliore verso le promettenti intenzioni del barista, che adesso aveva occhi e orecchie sintonizzati su una sola frequenza.
Malcon si voltò e prese una coppetta martini dall’abbattitore. Appoggiò sul banco il triangolo ghiacciato sorretto dall’esile stelo di vetro, che iniziò a inumidirsi a causa della condensa provocata dallo shock termico. Poi prese uno shaker e senza pronunciare parola diede inizio al rituale. Avrebbe potuto completare il cocktail a occhi chiusi tanta era la dimestichezza che aveva maturato in quella postazione, ma volle ricreare per lei una speciale coreografia dei sensi: tintinnii, movimenti misurati, incontri di essenze, mescolamenti di spiriti. Il vortice dell’arte di Malcon stava trasportando Guenda nella dimensione del coinvolgimento emotivo e la stava preparando per un viaggio a porte aperte, dove tutto era concesso.
– Questa tua notte ha bisogno di tempo. – esclamò, mentre portava lo shaker a ridosso della coppetta in posizione di versata. – Quello che ci vuole è un classico che tenga svegli, una compagnia che non stanchi. Per arrivare alla fine, occorre bere tanto e bene.
Poi continuò, senza dare modo a Guenda di interrompere la sua analisi durante il mistico susseguirsi degli attimi impiegati per la versata.
– Questo è il mio White Lady, per te. – terminò – Continuiamo con la vodka…
Il colore era limpido come una giornata d’estate sulla cima di un monte, senza una nuvola ad alterare la linea dell’orizzonte. Il profumo era fresco e duraturo, inebriante e ipnotico. La sensazione di gelo che provò Guenda quando prese in mano la coppetta fu di quelle mai provate. Senza dire nulla si tuffò con le labbra in quel lago iridescente e assaporò tutta la voglia di ardere che aveva in fondo al cuore. Si sbloccarono quindi le serrature dei suoi pensieri più remoti e delle sue vecchie intenzioni balsamiche, capaci di farla sentire unica. C’era qualcosa per lei, in quel posto, quella sera. Si accorse che Malcon attendeva che i suoi occhi si schiudessero per trarre la conclusione rispetto al suo essere stato d’aiuto. Guenda sorrise e poi aprì le palpebre, ritornando a essere presente sullo sgabello.
– Davvero incredibile! – disse.
Vide Malcon prendersi un paio di secondi per essere felice, prima di sentirlo rispondere con sincero entusiasmo.
– Mi fa piacere…
– Non stavo parlando del drink… – rispose Guenda con lo sguardo deciso a immobilizzare i suoi battiti.
Notò che Malcon arrossì, nonostante le sue guance si mimetizzassero con il colore delle luci, che in quel momento avevano assunto gli stessi toni rossicci dell’emozione.
Questa volta fu Guenda a voltarsi e a porgergli le spalle, con un rapido volteggio dello sgabello. Forse era timidezza o magari era necessità di proteggere la sua fragile mancanza di allenamento rispetto alle questioni di cuore. Ma si trattava davvero di cuore? O era piuttosto una riesumata voglia di giocare all’amore? Il flirt non aveva mai acceso i suoi istinti perché le era sempre parso privo di senso. Che cosa può nascondersi dietro il trasparente velo della vanità? Di quali anime stiamo parlando? Guenda era vecchio stampo, una donna d’altri tempi.
Dopo qualche secondo, Malcon poteva apprezzare di nuovo la sua splendida bellezza, questa volta dal lato meno misterioso. Lo sguardo di Guenda era diventato docile e mansueto, come la penna che ha appena firmato un trattato di pace. Lei rivolse l’attenzione al drink, che grondava gusto lungo il sottile stelo trasparente, e di colpo lo vuotò.
– Ho ancora sete. – disse con una punta di malizia. – La notte è appena iniziata e ha bisogno di qualcuno che la sorvegli e che si prenda cura del suo buio. Perché è al buio che succedono le cose più belle.
– Certamente quel qualcuno avrà bisogno di compagnia. – le rispose Malcon, appoggiando sulla station uno shaker ghiacciato per iniziare la preparazione del secondo White Lady. – Meglio non correre il rischio che si addormenti per il sonno o, peggio, per la solitudine.
I due cuori esperti si incontrarono in uno sguardo d’insieme ed entrambi rimasero soddisfatti. Non c’era fretta di concordare il da farsi. Erano corpi dentro le loro gabbie a qualche mezz’ora dalla libertà. Sentivano i rumori del destino e ne percepivano i fruscii in lontananza: confusi dalla musica che risuonava nella sala, erano entrambi l’eco dei loro respiri sotto le lenzuola.
MANOSCRITTO INTEGRALE
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SKETCHBOOK

Mappa

Opuscolo del Gruppo delle Buone Azioni

Naviglio Stradale

Torri di Condensazione

Negozio di Complimenti

Fontana di profumo

Lacrima d’Oro

Lamp Man

Piazza del Confine

Memoriale della Salvezza – Diga della Memoria

Questione 96

Diagramma di Vaans





