Salvatore Quasimodo (Nobel Letteratura 1959)

(Modica, Ragusa, 1901 – Napoli, 1968)

Nobel per la Letteratura nel 1959. Per la poetica liricità con cui ha saputo esprimere le tragiche esperienze umane dei nostri tempi.

 

Salvatore Quasimodo è un poeta italiano. Iscrittosi al Politecnico di Roma, abbandonò presto gli studi per le enormi difficoltà economiche della famiglia; nel frattempo svolse vari mestieri, studiò latino e greco, collaborò con qualche giornale. Dagli Anni Trenta, la sua vita si illuminò di poesia e le nuove relazioni letterarie lo aiutarono a far conoscere le sue raccolte poetiche. A Firenze, tramite il cognato Elio Vittorini, conobbe A. Bonsanti, G. Manzini, E. Montale, e a Imperia incontrò C. Sbarbaro, S. Grande e A. Barile. Nel 1930 uscì la sua prima raccolta, Acque e terre, seguita nel 1932 da Oboe sommerso ed Erato e Apòlliòn, opere con cui si pose subito tra i rappresentanti più influenti dell’ermetismo. Nel 1939 venne nominato, per meriti speciali, professore di letteratura italiana al conservatorio G. Verdi di Milano. Nel 1942 la sua produzione poetica venne raccolta nel volume Ed è subito sera, in cui emerge la preziosità della sua parola, mista a suggestioni dannunziane che esprimono la rievocazione commossa del suo paesaggio e della sua terra. Anche se non ebbe modo di partecipare direttamente alla resistenza antinazista, i grandi avvenimenti mondiali del periodo bellico influenzarono la sua opera: Giorno dopo giorno, La vita non è sogno, Il falso e vero verde fanno esplodere tutta la sua rabbia ed esprimono la speranza nella vittoria della ragione. Si iscrisse per breve tempo al Partito Comunista e, come P. Eluard e P. Neruda, anche dopo l’abbandono del partito gli starà sempre troppo “stretta” la reputazione di personaggio impegnato “a sinistra”. L’esperienza della guerra e dell’occupazione tedesca segnarono una svolta decisiva nel poeta, testimoniata dalle raccolte Con il piede straniero sopra il cuore, La terra impareggiabile, Dare e avere. Con queste opere il distacco dall’ermetismo non fece che accentuarsi e, mentre lo stile si faceva più trasparente, la sua partecipazione all’infelicità umana lo liberava dal suo mondo elegiaco per portarlo a una essenzialità ricca di tragica e drammatica speranza per l’avvento di un uomo nuovo. Fu, tra l’altro, uno dei più grandi traduttori del suo tempo (Neruda, Sofocle, Eschilo, Shakespeare, Catullo e altri) e ottimo critico e cronista teatrale di “Omnibus” e de “Il Tempo”.

Tratto da I Premi Nobel. La vita, le scoperte e i successi dei premiati in fisica, chimica, medicina, letteratura, pace, economia, dal 1901 al 2016, BookTime, Milano, 2016.

 

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Artista, barman, creativo, designer, poeta.

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