Da libero professionista a professionista libero

 

Il passaggio di stato, in fisica, è un atto reversibile. Idem per l’essere umano.

 

Ad un certo punto della mia carriera mi sono fermato per pensare ai miei guai, per capire perché non ce la stavo facendo. Credevo di dover diventare un bravo professionista per risultare affidabile agli occhi dei miei clienti. Tuttavia io non riuscivo a capire il motivo per cui un cliente potesse voler comprare dell’affidabilità piuttosto che della creatività, da me. Da quel momento ho realizzato che è tutta una farsa: quello che il cliente vuole comprare è il compitino svolto da una persona per risultare affidabile. Per fare in modo che si possa sentire tranquillo, ovvero controllo.

 

Tanto per chiarire, io il compitino non lo svolgo, io punto sempre al capolavoro e alle sue inevitabili conseguenze, per tutti.

 

Così ho iniziato a ragionare sul termine libero professionista e, alla luce delle considerazioni fatte fino a quel punto, non si poteva non raggiungere la consapevolezza che di libertà, in quello stato fisico, non ce n’era poi tanta. Diciamo che era solo una presenza che faceva ombra… uno specchietto per le allodole.

Se provate a ribaltare le cose, come si usa fare spesso nel processo creativo, la situazione offre all’istante tutt’altro tipo di prospettiva. Il passaggio di stato da libero professionista a quello di professionista libero ti toglie il fiato: capisci che sei diventato davvero libero. Scegli tu chi servire, scegli con chi collaborare, scegli solo cose che ti interessano davvero, persone che vogliono da te ciò che solo tu hai da offrire e ti lasciano carta bianca perché vogliono che tu ti esprima liberamente: persone che vogliono da te la tua espressione. Non esiste più compitino. Non è più una questione di soldi. Non hai più un capo, nemmeno il mercato lo è più per te.

 

Lascia fare agli altri quello che non fa per te, mangia solo la fetta che ti piace di più. Aiuta gli amici e aiuta te stesso. Il mondo sta già prendendo un’altra direzione: chi ha detto che bisognerà lavorare ancora?

 

Il professionista libero lavora solo quando ne vale la pena, piuttosto svolge un lavoro non intellettuale per sopravvivere e per portare a casa la pagnotta, per essere indipendente: come direbbero a Napoli, va a faticà come tutti quanti, perché fatica e sudore ti appagano già abbastanza per soddisfare il tuo senso del dovere giornaliero. Riguardo i soldi ciò che rimedi è abbastanza per vivere dignitosamente, senza tanti vizi e senza tanti sprechi. La libertà che guadagni, lontano dallo stress, è una ricompensa insostituibile per ricaricare il tuo talento da usare quando davvero non sai dire di no.

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Artista, barman, creativo, designer, poeta.

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